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Mazzè - Conosciamo il nostro territorio
Medioevo in mostra



Si sono tenute, a Mazzè, nel periodo dall’11 al 16 agosto 2012., in concomitanza con la festa patronale dedicata alla Madonna Assunta, due interessanti mostre dedicate al nostro passato.

La prima, in realtà, riguarda gli oggetti raccolti in più di trent’anni di ricerche sul territorio mazzediese dalle Associazioni “F. Mondino” e “Mattiaca” e da sempre esposti nella sala Consiliare del Comune di Mazzè.
Hanno destato notevole interesse di pubblico anche le brevi conferenze, tenute principalmente da Livio Barengo , tendenti a tratteggiare il passato del territorio attraverso gli oggetti presenti nella bacheca.
Ecco le tombe a cassetta a incinerazione, risalenti all’epoca romana circa il I secolo d.C., con i loro corredi composti da vasetti in terracotta, di cui due ancora in buone condizioni, ed oggetti in ferro, nello specifico chiodi e rasoi, rinvenute in zona San Pietro non lontano dal presunto tracciato della strada tardo romana rinvenuta e portata alla luce in alcuni tratti dall’Associazione “F. Mondino” anni orsono. Le aurifodine, cioè le miniere d’oro, presenti a Mazzè sui terrazzamenti formati dal fiume Dora Baltea, e coltivate fin da epoche antichissime prima dai Salassi e poi dai romani, hanno catalizzato l’attenzione degli ascoltatori. Chi ha partecipato alle due visite in loco, organizzate nelle mattinate dei giorni 12 e 14 agosto, ha potuto vedere un paesaggio aspro caratterizzato da grandi cumuli di pietre, ammassate a secco, molto simile a quello della Bessa, altra miniera d’oro situata sul versante biellese della Serra.
Tra gli oggetti presenti nella bacheca monete romane ed oggetti in ferro, tra cui fibule e rasoi, rinvenuti in alcune zone della miniera, a testimonianza di una intensa attività.
Infine le frecce risalenti al primo medioevo, in particolare di tipo ungaro, rinvenute piantate nel terreno, nella zona delle aurifodine, ci parlano di assalti e di battaglie per conquistare le posizioni strategiche che dominavano la pianura ed il guado sulla Dora. Tutto ciò fino a quando, forse proprio a causa delle invasioni barbariche, venne costruito un castello su una collina più alta e meglio difendibile e la vita della popolazione cominciò a gravitare attorno ad esso.

Ed è proprio al medioevo, quasi un continuum con la mostra precedente, che si riferiscono gli oggetti esposti da Alfredo Crepaldi ed il suo “Antico Bazar”. Si tratta di pezzi di notevole interesse, alcuni riguardano la vita di tutti i giorni come, ad esempio, gli alari ed altri oggetti di ferro utilizzati per il camino, che nasce in periodo medievale, i bracieri di varie forme e dimensioni, i lumi, i cucchiai e le prime rare forchette, le incudini e la loro evoluzione, perché proprio in quell’epoca si incominciano a ferrare i cavalli e l’incudine si evolve dal semplice cubo di ferro romano verso la forma che conosciamo ora. Hanno catturato l’attenzione dei visitatori i lucchetti di ferro battuto, di grande fattura, dotati di sofisticati e complessi ingranaggi, molto diffusi in epoca medievale anche se quelli esposti provengono da regioni del nord dell’India e dal Nepal, dove ancora sono costruiti ed utilizzati.
Il pezzo forte di questa mostra, tuttavia è stato il settore delle armi che ha coinvolto, in particolare, il pubblico maschile. Si partiva dalle armi bianche, a volte semplici strumenti di lavoro dei contadini, quali accette, asce, falci ed altro, che quando questi venivano chiamati in battaglia dal loro signore diventavano temibili armi di attacco, e quelle più convenzionali dei guerrieri quali spade pugnali alabarde e molto altro. Interessanti anche le ricostruzioni di balestre, un arco di tipo ungaro, frecce e parti di armature, per terminare poi con le prime armi da fuoco.





Anna Actis Caporale

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