Storia in soffitta

1529 - L’alleanza tra Vische e Crescentino
Fuora Crescentino – Evviva Crescentino

Lascia un commento Commenti presenti 20 approfondimento di: Giuseppe Avataneo



“Fuora Crescentino – Evviva Crescentino”; quante volte questa inconsueta frase ha destato la curiosità del forestiero che si fosse trovato in quel di Vische nel dì della festa del Santo Patrono San Bartolomeo.

Vediamo ora di spiegare come essa è nata ed il perché dei tre balli,riservati ai crescentinesi, con cui si usa aprire i festeggiamenti.

Le popolazioni di Vische e Crescentino avevano intrattenuto rapporti commerciali fin dai tempi in cui i signori feudali,San Martino da una parte e Avogadro dall’altra, erano di fede guelfa;ma anche quando, con l’avvento della famiglia Tizzoni, Crescentino passò dalla parte ghibellina i rapporti continuarono, anche se per ben altri motivi.

Il carattere dispotico e tirannico delle due famiglie fece sì che le due popolazioni superassero le divisioni politiche e scoprissero una fraternità d’animo ed una comunanza d’intenti,alimentate dalle rispettive tribolazioni,congiurando insieme e promettendosi vicendevole aiuto, per liberarsi dei rispettivi tiranni.

Infatti nel 1521 Riccardo IV Tizzoni, dissoluto e prepotente, vessava continuamente il popolo crescentinese; nelle stesse condizioni si trovavano i vischesi sotto il giogo del conte Giacomo di San Martino; così le due comunità si accordarono segretamente per assalire e sopprimere i rispettivi signori.

Tutto ciò si colloca tra la fine del 1528 ed il febbraio 1529 (infatti, se l’episodio di Crescentino è storicamente documentato il 14/2/1529, per quello di Vische si sa solo che: ”…essi mandarono i loro messi a Crescentino sul finire del 1528”.

La “vox populi” tramanda che i crescentinesi aderirono alla richiesta di aiuto e quivi giunti si unirono ai vischesi dando poi tutti assieme, nel cuore della notte, l’assalto al castello, espugnandolo ed uccidendo il tirannico Conte Giacomo; esiste tutt’ora in Vische un quartiere, posto ai piedi delle mura di cinta del parco del castello, che si appella “Braja”….dalle urla del feudatario che veniva trascinato al supplizio (dal piemontese Brajè=Urlare).

Appena i Tizzoni vennero a sapere quanto successo arrestarono e torturarono coloro che ritenevano coinvolti nei fatti di Vische, non immaginando che per quella fatidica notte tra il 14 e il 15 febbraio, i crescentinesi avevano a loro volta convocato i vischesi; i quali bensì accorsero, ma giungendo quando il popolo aveva anzitempo incendiato il castello sterminando il Tizzoni e tutta la sua famiglia.

I vischesi furono comunque accolti con entusiasmo e tutti assieme si diedero a ballare attorno alle rovine del maniero.

A perpetuo ricordo di questa alleanza le due popolazioni stabilirono di dedicarsi reciprocamente nel giorno del rispettivo Santo Patrono (San Crescentino e San Bartolomeo) le prime tre danze di apertura della festa e di sedere poi a mensa comune.

Questi accordi furono sanciti in due verbali conservati nei rispettivi archivi comunali (purtroppo non è stato possibile rintracciare quello di Vische se non in una copia successiva). Ad ulteriore ricordo dell’alleanza venne piantato a Vische un olmo attorno al quale si effettuava il ballo precedentemente citato e di cui, pur cambiando nel corso dei secoli il tipo di albero che attualmente è un tiglio, si mantenne il posto originale e cioè la piazza antistante il Palazzo Comunale.

Verità storica, basata su autentici atti di lite del “700” tra il Marchese Enrico Secondo Birago ed il Comune, vuole che da una transazione del 1531 risulti che prima di quella data vi furono bensì episodi di violenza tra i signori del castello ed i vischesi: ” venne ferito il Sig.Ferdinando,fratello del Conte Lorenzo,fu rovinata la casa del Conte Giacomo,vennero uccisi alcuni loro servitori ed amici ed i signori furono assediati nella loro casa per un anno”… ma non risulta ucciso alcuno dei Signori.

I contrasti proseguirono anche dopo quella data,con morti e feriti da ambo le parti; infatti il famigerato Conte Giacomo,che doveva essere stato trucidato nel 1528 era ancora vivo nel 1531, ma non risultava più nel 1536 (di fatto il suo destino era stato solo rimandato!!).

Ma non è forse più romantico continuare a rispettare la tradizione secolare, tramandata da padre in figlio, che ci suffraga come questa alleanza fu quasi sempre osservata, con celebrazioni ora grandiose ora modeste, a seconda di quanto gli avvenimenti politici e la condizione di sudditanza dei due borghi verso i Signori lo permettessero, come sia giunta sino ad oggi e che, oggi come allora, il giorno della festa patronale, le “trej curente” verranno sempre riservate ai nostri alleati, alla voce di quella chiamata:”Fuora Crescentino – Evviva Crescentino” che da 500 anni a questa parte riassume in sé, come cita la Deliberazione Popolare del 1856: ”… una conquista duramente pagata col sangue, una piccola tappa della storia che ha unito idealmente e moralmente il popolo di Vische e quello di Crescentino”.

Fonti Bibliografiche

- Ambrogio ACOTTO: J trej curente dal Maestro Gusto – Quaderni Vischesi – Ivrea 1995
- Sac.Michele ACTIS: Vische sua storia civile e religiosa – Cremona 1963
- Mario OGLIARO – Franco Quaccia:450° anniversario dell’alleanza Vische Crescentino 1529-1979 –
o Crescentino 1979
- Sandro RONCHETTI: La Cassa Rurale a Vische,100 anni di storia comune – Ivrea 1996
- G.BARO,G.AVATANEO,T.BUSSETTI: Immagini per ricordare,Vische nelle fotografie di Giuseppe Baro
o - Aosta 2003

[Estratto dall’articolo apparso su:”CANAVEIS” n°2; Inverno 2003]



 




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